Vinitaly 2026, convegni For.Agri ed Eban su formazione di qualità e di prossimità

Il contributo della Lombardia al successo di un settore strategico per l'Italia e motore trainante dell'agroalimentare italiano

3.000 imprese e 6.500 addetti, con una crescita dell’occupazione dell’8,2% nell’ultimo decennio. Numeri che fotografano la realtà vitivinicola in Lombardia presente in maniera importante al Vinitaly 2026 che si è tenuto a Verona dal 12 al 15 aprile. Il padiglione lombardo ha ospitato oltre 150 realtà espositive, quindici consorzi di tutela e oltre 1000 etichette in degustazione.

 

L’impegno Fai per la centralità delle  persone e del lavoro 

A richiamare l’attenzione anche sul valore del lavoro e sulla centralità di chi lavora in una storia di successo come quella raccontata da Vinitaly è stato Antonio Castellucci, reggente nazionale Fai Cisl.

La presenza al Vinitaly 2026 del reggente nazionale di Fai CISL ha coinciso con due iniziative promosse da For.Agri (Fondo paritetico nazionale interprofessionale per la formazione continua in agricoltura) in collaborazione con Eban (Ente bilaterale agricolo nazionale) per un confronto con imprese e istituzioni.

Ad entrambi gli appuntamenti ha preso parte il segretario generale di Fai CISL Lombardia, Daniele Cavalleri, unitamente a numerosi altri segretari regionali, e ai rappresentanti di diversi enti bilaterali territoriali: per la Lombardia erano presenti quelli di Bergamo, Brescia, Como/Lecco e Varese.

 

È fondamentale rendere più attrattivo il lavoro agroalimentare

“Le competenze dei lavoratori – ha affermato Castellucci – sono sempre più strategiche anche nel settore vitivinicolo per affrontare le sfide legate ai cambiamenti climatici, alle nuove tendenze dei consumi, alla competitività sui mercati internazionali. Questo ci spinge ad evidenziare un aspetto basilare del nostro agire sindacale, che è la centralità della persona, su cui ricucire su misura competenze e tutele tramite la contrattazione, la formazione continua, le politiche attive del lavoro, che purtroppo in Italia continuano a funzionare poco, lasciando ai margini ampie fette di popolazione attiva”.

“Davanti alla transizione ecologica e a quella tecnologica, all’instabilità geopolitica, alla frammentazione produttiva, alla crisi climatica, all’inverno demografico – ha concluso Castellucci – è fondamentale rendere più attrattivo il lavoro agroalimentare e debellare qualsiasi forma di sfruttamento, caporalato e concorrenza sleale, e la formazione finanziata, assieme alla buona contrattazione, alla bilateralità, a una reale partecipazione dei lavoratori, è senz’altro uno dei pilastri sui quali puntare, purché raggiunga sempre più imprese, più lavoratori e più territori”.